domenica 8 novembre 2009

Invernitudine.

Oggi, complice lo sciopero di Trenitalia che mi ha regalato molto tempo per pensare, ho deciso di inaugurare un nuovo blog. Non che la mia mente sia così eccelsa da meritarsi cotanto spazio, ma ogni tanto partorisce qualcosa di divertente che mi sembra giusto e doveroso condividere con il mondo, o no?

Quindi, per cominciare ho deciso di condividere una cosa che oggi mi ha risollevato la giornata (che devo dire era cominciata in modo pessimo) ossia che oggi è UFFICIALMENTE inverno! Sì! E' così! 
Freddo! Pioggia! Nuvolette di fiato! Sciarpa e cappello! Venite a me! Io un po' come Sailor Moon "sono la paladina dell' inverno, sono una combattente che veste sciarpa e cappotto e sono venuta fin qui per punirvi in nome dei termosifoni accesi". Mi dispiace per tutti coloro che appena vedono il termometro scendere sotto i 20 gradi cominciano a piagnucolare e sognano un istantaneo trasferimento alle Maldive, ma io (mentre loro piagnucolano) sono lì che faccio gli scongiuri sperando che i gradi calino di altri 12. Ebbene sì. Io vivo bene tra i 5 e i 15 gradi, direi che quando ce ne sono 10 la mia anima è in pace. Quando vedo il piumone sovrastare il mio lettino penso che da quel momento in poi niente potrà più nuocermi (magari -_-). Quindi devo dire che oggi, quando sono scesa in Famagosta e ho visto che respirando producevo le tanto amate nuvolette di fiato mi sono venuti gli occhi a cuoricino. Soprattutto quando ho percepito la punta del naso e le dita gelate. Dopotutto fino a oggi pomeriggio ero a Genova dove il freddo arriva un po' (perdonate il francesismo) quando cazzo vuole lui. In effetti a Genova non fa mai freddo, quasi mai, però c'è LUI, il maledetto, lo schifoso, l'infame... sì, proprio lui: il vento! 
Perchè, parliamone, il vento non mi piace. L'inverno a Genova non è inverno! Perchè non è che fa freddo perchè ci sono pochi gradi, NO, fa freddo perchè c'è il vento. Che ti si infila sotto il cappotto, tra le fessurine della sciarpa e sotto le pieghette del cappellino, è snervante. Nel senso che o vai in giro vestito con una tuta a tenuta stagna oppure ti attacchi e soffri per gli spifferini. Poi, spesso mi si dice che sono scema io perchè vado a Genova con il cappotto che, aimè, è risaputo, con pioggia e vento è come non averlo addosso. Ma se io, nata e cresciuta nella pianura Padana, sono abituata a trascorrere il calmo e gelido inverno infagottata nel mio cappotto di lana, cosa ci posso fare? Io la tuta da palombaro non ce l'ho e non mi piace. Non mi si abbina allo stivale e neanche alla borsetta! Inoltre il soggetto che mi critica per le mie scelte vestiarie è il mio moroso, un individuo che al 20 di agosto, con 43° all' ombra, mentre le persone normali si scioglono sul ciglio del marciapiede, se sente un sospiro di vento che gli scompiglia i riccioli biondi esordisce con una frase del tipo: "eeeeeh, c'è arietta vero?". Oppure al mare, sempre con 43° all'ombra, lo stesso soggetto dice: "eh, io esco dall'acqua perchè fa un po' freddino" (Lo giuro! Posso produrre dei testimoni!). Ed io, che in quei momenti mi trovo lì vicino e sto lottando per non morire disidratata visto che sudo anche dalle palle degli occhi, mi devo trattenere dallo scuoterlo per le spalle e gridargli "coooosaaaa caaaaazzzooooo diiiiiiiiciiiiiiiiiii !!!!!". Sarete quindi d'accordo con me nel dire che un soggetto del genere non può assolutamente giudicare le mie scelte vestiarie invernali visto che lui ha freddo a metà agosto. (Dopotutto ha rubato il mio cuore quando, una delle prime volte che si è recato a Milano in inverno, ha esordito dicendo: " ...  qui ci sono i pinguini.".)
Detto questo concluderei visto che il discorso comincia a non avere più un senso logico.
Saluto quindi dal mio primo intervento ufficiale sul mio nuovo blog.
Augh!

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