giovedì 26 novembre 2009

Traviamoci


Oggi, ho deciso, tradurrò il librettese.




Partiamo dal presupposto che io amo l'opera. Fin da quando ero piccola sono stata trascinata dal Papi alla Scala a vedere Tosche, Elisir d'amore, Rigoletti e quant'altro. (Ovviamente anche Laghi dei cigni e Giselle, ma per ora preferisco concertarmi sull'opera.) All'inizio mi facevo solo delle gran dormite (scomode peraltro) poi ho cominciato ad addormentarmi solo dopo un po' ed infine mi sono detta "hei, ma questi tizi che cantano in fondo non sono così male". Però mi sono accorta che non a tutti - anzi - che quasi a nessuno piace la lirica. Almeno non a nessuno che abbia meno di 50 anni. E la spiegazione di questo rigetto nei confronti dell'opera solitamente è: "Non si capisce niente!". Oppure "non si capisce la storia (a parte che basterebbe leggerla prima, ma vabbè)" o "non si capisce quando cantano" o "non si capisce cosa dicono" (eh, per forza, cantano!), "poi è noiosa"... vabbè, ok. (Queste sono alcune delle scuse che mi sono state propinate dal moroso quando ci ho chiesto - con occhioni luccicosi - : << Andiamo a teatro assieeeeeeeeeeme?>> )
Ma io non mi rassegno e per destare un po' di interesse in voi non-amanti del teatro ho deciso di tradurre per voi il librettese e di creare una trama comprensibile delle opere che più mi aggradano.
E oggi si da il caso che io voglia tradurvi la Traviata! Deh.

Cominciamo quindi a dire che la Traviata è un'opera nientepopòdimenoicche di Giuseppe Verdi.
Sì, lui, quel vecchino dal faccino così simpatico con la barbetta bianca e il cilindo.
Il simpatico vecchino la rappresentò per la prima volta alla Fenice di Venezia nel lontano 1853 (con scarso successo in realtà, ma la cosa poco ci interessa).
Tutto comincia a Parigi, ad una festa del caro signor Gastone (che nulla ha a che vedere con Gaston della Bella&la Bestia) dove sono presenti il nostro Alfredo e la nostra cara Violetta.
Lui, un signore ricco, lei... come dirlo in modo carino... una cortigiana, una mantenuta... sì ok, vabbè, una zoccola. Però d'alto borgo nè, che sia chiaro.
Tutti bevono e mangiano lieti e felici, al signor Alfredo viene pure chiesto di fare un brindisi.
"Libiam ne' lieti calici chè la bellezza infiora, e la fuggevol ora s'inebri a voluttà."

Fondamentalmente inciucchiamoci finchè il fegato non ci abbandona visto che siamo ricchi, belli e giovini.
A questo punto, dopo aver cincischiato un pochetto, Violetta e Alfredo rimangono soli e qui lui le dichiara il suo super-amore. Ebbene, lui l'ama ormai da un anno (che babbo! penserete voi. Eh, succede un po' a tutti) e finalmente ha occasione di dirglielo. Infatti le dice: "Eterea,mi balenaste innante, e da quel dì tremante vissi d'ignoto amor. Di quell'amor ch'è palpito dell'universo intero, misterioso, atero, croce e delizia al cor.". (Dai che questo pezzo lo conoscete. L'avranno infilato in un mucchio di pubblicità come minimo.)
Praticamente l'equivalente di quel che si dice oggi quando a lui piace una lei e cioè: << Oh zia, sai che sei troppo figa!>>
Lei ovviamente si scioglie come un gelato lasciato al sole, però un po' lo mette in guardia ("Io sono franca, ingenua: altra cercar dovrete; non arduo troverete dimenticarmi allor.") della serie: "Tesoro guarda che io fino a ieri andavo un po' con tutti quelli che sganciavano un po' di grana...vedi te.". Ma lui ci crede fino in fondo e lei, convinta, gli dice di rivedersi il giorno dopo regalandogli un fiore e dicendogli di tornare quando questo sarà appassito. "Oh ciel! Domani..." Sì! Domani idiota! Quanto vuoi che ci metta ad appassire un fiore che una si stacca dalla scollatura?
Poi rimane sola e le viene l'ansia. Oddio ma io sono una zoccoletta. Come posso pensare di fare una cosa del genere. "Sempre libera degg'io! (...) Nasca il giorno, o il giorno muoia, sempre lieta ne' ritrovi a diletti sempre nuovi dee volar il mio pensier." Insomma. Ho sempre fatto la bella vita mantenuta da altri, dovrei continuare a farlo, o no?
Evidentemente no.

Fine primo atto.

Mi sta venendo la gobba a furia di stare al pc, quindi, prima di diventare come Rigoletto (visto che siamo in tema) penso che concluderò la mia lieta novella nei prossimi giorni.

Bonsoir pulcini lirici.

1 commento:

  1. Pulcina, mi hai fatto venir in mente Frankenstein Jr. -.-

    "sempre liiiiiibera!"

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