venerdì 28 gennaio 2011

Dove si parla della nonna Mariuccia e dei suoi morti.


La nonna Mariuccia al cimitero ci andava tutti i giorni. Ci andava al pomeriggio, dopo aver aiutato la tata a rimettere in ordine la cucina. Si vestiva, si metteva il cappellino nero fermato alla nuca con un elastico passato sotto la crocchia, e diceva: " Esco.". Tutti sapevano dov'era diretta.
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Ogni tanto anche Elisa si univa alla spedizione.
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Aveva una quantità di morti da andare a trovare: i suoi genitori e quelli del marito morto (che poi erano i bisnonni di Elisa); il povero Terenzio, le sorelle, l'amica del cuore dei tempi di scuola, la maestra di musica di quand'era signorina e cantava le romanze, il vecchio padrone di casa, il salumaio dell'angolo, che, poveretto, era morto d'infarto solo due anni prima, nonostante tutte le raccomandazioni e le cure dello zio Leopoldo.
Elisa pensava che il cimitero fosse un posto incantevole, molto romantico e pieno di mistero.
C'erano vialetti ombrosi pavimentati di muschio, alberi vecchissimi dai grandi tronchi nodosi. Tra il verde biancheggiavano statue di belle donne dai capelli lunghi e spettinati, di bambini vestiti di pizzo (pizzo di marmo, s'intende) o alla marinara, di angeli dalle grandi ali. C'erano intere famiglie di marmo i cui membri si abbracciavano e piangevano senza nessun riguardo attorno al letto di qualcuno addormentato. E poi c'erano scheletri con un lenzuolo in testa che minacciavano i passanti con la falce.
[...]
Mentre la nonna se ne stava seduta su questa o su quella tomba a chiacchierare con i suoi morti, lei se ne andava in giro a leggere frasi scritte sulle lapidi. Ce n'erano di così buffe che doveva assolutamente ricopiarle su un foglio per darle a Prisca, che magari le avrebbbe poi messe in un romanzo.



B. Pitzorno - Ascolta il mio cuore
 



Ogni tanto, ma non sempre, le cose scritte in un libro ci colpiscono tanto.
Soprattutto quando sembra che stiano parlando di noi.


elinonna

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