lunedì 24 dicembre 2012

24 dicembre - Vigilia e pensieri dal gabinetto

Ed eccoci. Non ci posso credere. Ce l'ho fatta! 
Il mio calendario dell'Avvento si è compiuto per davvero. 
Ho iniziato una cosa e l'ho portata a termine. 
Ho mantenuto un impegno per più di sei ore. 
Senza piangere.
Senza pestare i piedi.
Senza avere crisi isterico-depressive. 
Anbelivabol. 

Per rendere memorabile questo evento voglio condividere con voi un pensiero poetico che ho trovato oggi scritto sul porta carta igenica di un bagno pubblico. 

"Siamo tutti nati per realizzare i nostri sogni e vivere  felici." 

E, ok, l'avrà scritto qualche bimbaminchia desiderosa di diventare una velina e sposare un calciatore, ma oggi, lo si può accettare come pensiero profondo e ricco di verità. 
Quindi, visto che è Natale, ci crediamo.
Oggi si può credere un po' a tutto e a tutti; alla realizzazione dei nostri sogni, ad un futuro roseo e cuoricioso, ad una vita lunga e piena di happyness e di soddisfazioni.
Si crede a:
- dopo le feste mi metto a dieta;
- l'importante è il pensiero; 
- no, mamma, io non bevo;
- sì papà, torno presto;
- io non guido se ho bevuto; 
- ma che bello questo aspirabriciole a forma di mucca, è proprio quello che desideravo. 

Oggi si crede a tutto e a tutti, e anche ai pensieri sui porta carta igenica. 

Detto ciò, abbottatevi di cibo e scartate più regali possibili. 
LaQ vi augura un Buon Natale. 


Augh! 

domenica 23 dicembre 2012

22 23 dicembre - fatemimorireinpace

Allora. Parliamone.
Il motivo per cui queste due giornate sono state accorpate non è una bieca dimenticanza di pubblicare qualcosa ieri, bensì, un'azione volontaria.
Per riassumere in poche parole, sia ieri che oggi sono state giornate durante le quali avrei voluto che qualcuno mi facesse cadere a terra solo per avere una scusa per stare un po' sdraiata.
Ma andiamo con ordine.

22 dicembre 2012
Sveglia alle 8:00.
Preparazione pre-lavoro allo stadio con innumerevoli strati di vestiti pescati a caso.
Arrivo allo stadio ore 9:30.
Lo stadio è apparentemente svanito.
L'umidità è tanta.
Ecco a voi una foto illustrativa scattata a 500 metri di distanza da esso.
Voi lo vedete?
Io no.
In quel momento ho pensato: "poco male, io cammino dritta, prima o poi ci sbatterò contro."
Fine del lavoro (al freddo e al gelo) ore 15:00.
Corsa alla velocità della luce a casa.
Doccia.
Consegna del regalo alla bimbadelbabysitting.
Ore 17 appuntamento in Duomo con Carota a caccia degli ultimi regali (caccia assolutamente infruttuosa).
Ore 19:30 arrivo a casa, svacco di cinque minuti (finalmente in posizione orizzontale) e subito dopo restauro di faccino e capelli causa cena con amici del +1 ore 21.
Quando alle 02:30 ho appoggiato il mio stanco sederone tra le coperte non ci volevo credere.

Ma non è finita qui amici!!!!!
Oggi infatti colazione con amiche ore 10:45 con conseguente giro in centro, al freddo.
Ore 14:30 attesa di mezz'ora davanti ad un negozio (sempre al freddo) per il ritiro di un regalo per poi fuggire alla velocità della luce a casa per impacchettare il suddetto.
Acchiappaggio della macchina per poi recarsi in zona Brenta per scambio di regali con 075 e Carota + cioccolata calda.
Rientro a casa ore 17:50 dopo tappa di 6 minuti alla ricerca di una scatola che contenesse il regalo del +1.
Doccia, cena effinalmente svacco sul letto.... in attesa delle 21 e del preparaggio pre-festa di compleanno.

Avete notato che ho omesso il pranzo in entrambi i giorni?
Ecco, non è una dimenticanza... è che proprio non l'ho fatto! Zob.
Okey, non ho spaccato pietre o cavato patate dal ghiaccio. Però pant, sbuff e zob. Lasciatemi morire su un quadratino morbido di tessuto. Grazie. Augh.

sabato 22 dicembre 2012

21 dicembre - embhe??

Quindi siamo ancora qui.
Niente Maya, niente alieni, niente cavallette, rane o morte di primogeniti.
A tal proposito riporterò le 10 cose da fare a Milano (o che avremmo dovuto fare) prima della fine del mondo.
Non perchè io ne abbia mai fatta una... ma perché fanno molto ridere.
Enjoy.


1) Fare streaking a San Siro: considerato che fare streaking stasera, in una partita di Coppa Italia, è da loser e che Inter e Milan in campionato giocano, anzi si illudono di giocare, sabato 22 dicembre, purtroppo vi dovrete accontentare di una corsa nudi per il campo di calcio a 5 prenotato con i vostri amici, i quali poi vi subisseranno di pernacchie. A meno che non siate la fidanzata di uno dei giocatori.
2) Parcheggiare in Galleria: dopo essere transitati da uno dei valichi dell’Area C con il vostro trattore Euro 0 (naturalmente prima delle 19,30!), proseguite per corso Vittorio Emanuele a andatura sostenuta e svoltate a destra con un sapiente colpo di freno a mano. Se il pavimento è sufficientemente umido, dovreste riuscire a scivolare fino alle palle del toro, dove concluderete la vostra marcia trionfale con un burn out.
3) Testare empiricamente il dislivello altimetrico tra Milano Nord e Milano Sud: la nostra città ha un’altezza media sul livello del mare di 122 metri, ma tra il punto più basso (102 m SLM) e quello più alto (147 m SLM) c’è una differenza di ben 45 metri. Sì, questo lo dice Wikipedia, ma sarà vero? E allora ecco come fare: andate a Niguarda con una biglia d’acciaio da 6 metri di diametro e datele una spintarella in direzione Duomo. Se la biglia comincia a rotolare allora è vero che a Milano c’è un dislivello tra Viale Zara e Vigentino. In questo caso correte dietro alla biglia gridando “PISTAAA” di tanto in tanto, fino a viale Ripamonti. Poi a fermarla ci penserà il Parco Agricolo Sud.
4) Andare a vedere il Cenacolo Vinciano senza prenotazione. No, scusate, non voglio illudervi: questo non si riesce a fare nemmeno alla vigilia della fine del mondo.
5) Andare a mangiare una pizza da Martino in via Farini. Facciamo due conti… il mondo finisce venerdì, il giovedì (avevamo scritto mercoledì, ma correggetemi se sbaglio) è chiuso: restano stasera e domani. Considerato che la sala è microscopica potreste prendere due piccioni con una fava e battere contemporaneamente il record di Cabina Magica, anche se sarete ricordati giusto per il tempo di digerire la pizza.
6) Sostituirsi al dj di Abercrombie e pompare a tutto volume “Faro” di Elio e le Storie Tese, in particolare dall’inizio del ritornello.
7) Recarsi da Peck a sorbire un Kopi Luwak (il costosissimo caffé fatto con chicchi semidigeriti dallo zibetto) e poi citare Fantozzi, risultando filologicamente ineccepibili.
8) Andare in bicicletta da piazzale Corvetto a San Donato: se anche uno solo di voi riesce a farlo senza finire in autostrada, allora vuol dire che per il mondo c’è ancora una speranza!
9) Navigare sulla rete Open Wifi del Comune di Milano: è la linea più veloce che abbia mai sperimentato col mio cellulare, tanto veloce da permettervi, ne sono sicuro, unravvedimento operoso dell’ultimo minuto nel caso non abbiate pagato la seconda rata dell’IMU. Per andarsene a testa alta. E tasche vuote.
10) Iscriversi alla pagina di 02blog su Facebook, così potremo passare gli ultimi minuti a pokarci in fratellanza. Non si possono mandare poke alle pagine? Pazienza, non è la fine del mondo!

giovedì 20 dicembre 2012

20 dicembre - biscottando

Pulcini! Habemus biscottus!
E quest'anno non sono venuti di marmo né troppo molli, non sono nemmeno bruciati.
Entusiasmo!!!
Vabbè che domani finisce il mondo..però..
Ah già, per altro, adesso in Nuova Zelanda é già il 21. Son cose.

mercoledì 19 dicembre 2012

18 e 19 dicembre - Proud of...

Oggi rubo un' idea carina pescata sul blog La schiuma del cappuccino: ossia i momenti di orgoglio ed entusiasmo vissuti e conclusi pre-Maya.
Andiamo ad incominciare.
LaQ è molto proud di...

- essere tornata a casa, da una serata, con gli uccellini che cinguettavano;

- aver scritto un libro. Ok, non l'ha letto nessuno, ma io l'ho scritto, no?

- aver sentito il panico da palcoscenico;

- aver detto ad una persona quello che si meritava, nel momento in cui lo meritava;


- aver trovato il regalo perfetto per qualcuno;

- aver fatto un capodanno in coppia; 

- aver scoperto, ieri sera, di adorare la senape;

- essere arrivata in ritardo strategico ad una festa, come una vera diva; 

- essermi fatta fermare dai carabinieri (senza colpa);

- essermi fatta fermare dai vigili urbani (con colpa, inconsapevole); 

- aver guidato con la neve, slittando ad ogni semaforo, e ridendo; 

- aver barato ad un gioco di società... 

- ed aver vinto barando; 

- aver vinto a poker contro 5 uomini; 

- aver giocato ad un gioco di ruolo, da vera nerd; 

- aver messo in ordine la mia camera, per davvero; 

- aver letto un libro di 800 pagine in 6 ore; 

- aver sistemato computer altrui facendomi amare; 

- aver combinato danni al mio computer odiando me stessa; 

- essermi emozionata a teatro; 

- aver stretto la mano a Giulia Lazzarini; 

- aver fatto amicizia da ubriaca; 

- aver fatto cose di cui mi sono pentita la mattina dopo, sempre da ubriaca, ovvio; 

- aver riso di queste cose; 

- aver cambiato colore di capelli ( rossi, neri, castani, rosa, blu... tsk); 

- aver brontolato come un uomo, con un'amica, lamentandoci dei fidanzati (donne..tsk); 

-  aver riso fino alle lacrime; 

- aver dormito 13 ore di seguito, come i neonati; 

- aver preso una decisione, che si è rivelata perfetta; 

- aver mangiato schifezze come se non ci fosse un domani; 

- aver avuto ragione; 

- aver avuto torto ed averlo ammesso; 

- aver passato un sabato sera in pigiama, a casa, con the caldo, mentre tutti erano fuori; 

- ed essermi divertita più di loro. 

Mi verrà in mente altro, immagino. Ma per ora va bene così.
E voi, pulcini? 
Di cosa siete proud?  

lunedì 17 dicembre 2012

15 - 16 - 17 dicembre

Devo ancora preparare i miei biscotti natalizi!
Detto ciò...
Scandalosa!
Ben due giorni di assenza totale.
Ma è stato un week end pieno di impegni natalosi.
O forse no.
Ma sono dettagli.
Tutto questo per dire che manca una settimana a Natale e io sono ancora in deficit di due regali, nello specifico quello per l'amicaA (disagio :-S) e quello per il +1 (disagissimo :-S).
Questo è male. Sarà anche che a cacciare i regali sono sempre andata con uno dei due e non mi sono stati dati suggerimenti apprezzabili, chessò, avvicinarsi ad una vetrina con occhi a cuore gridando "LO VOGLIO"!
Ecco, questo sarebbe stato d'aiuto!
Detto ciò, mi farò venire in mente qualcosa.
E vi saluto.
Sì, poca roba per due giorni di assenza, ma mica si può sempre avere qualcosa di intelligente da scrivere. Ecco.
Augh.

venerdì 14 dicembre 2012

14 dicembre - la neve, la reflex e Sasha

Oggi, amici, ha nevicato.
Evviva.
Il mio cuore nataloso si è sciolto in brodino di giuggiole. Auau.
Sì, un po' meno auau il fatto che avevo l'ultima lezione in università, dopodiché dovevo recuperare la BimbadelBabysitting da scuola per poi portarla a casa, infine avevo da fare in zona Fulvio Testi.
Comodo comodo da fare con i mezzi.
Indipercui mi sono vista costretta a prendere la macchina.
Ma non una macchina qualsiasi!
Sasha!
L'inimitabbbbile Smartina rossa.
Già.
Una smart.
E la neve.
Già.
So cosa state pensando.
Ma la piccola Sasha* non ha difficoltà nemmeno con la neve! Lei può!
Lei è coraggiosa e brillante! Lei svetta e indomita affronta con coraggio le intemperie.
Sì!
E' così!
Fino a quando non arriva in Via Noto e vede che al posto dei parcheggi si sono formati dei graziosi cumuli di neve alti sì e no mezzo metro.
Inutile dire che, abbattute, siamo tornare a casa meste e tristi.
Fortunatamente in Fulvio Testi, una volta giunta, nel pomeriggio, la neve si stava diradando.
Già. Questo per dirvi anche una cosa che accade sovente da quando io posseggo la macchina fotografica reflex.
Più e più volte, che sia estate, inverno, primavera o autunno capita che ci sia una giornata da foto.
Capita quindi che io scriva un messaggio all'Amica A dicendo: "oggi giro foto!".
Capita però che ogni stramaledetta volta il sole si trasformi in nuvole, le nuvole in pioggia, la pioggia in tornado.
Non importa che clima ci sia. Ma se io estraggo la reflex... il tempo cambierà.
Manco a dirlo è successo anche oggi. La conversazione è stata più o meno la seguente:
Q: Neve e shopping, evviva! 
A: Yeeeee!
Q: Porto la reflex che faccio le foto. Che dici? Menerà sfiga?
A: Mavà, sta nevicando di brutto. 

Ecco. Manco a dirlo ha smesso di nevicare e si è messo a piovere.
Ok! Va bene! La butto????
Umpf.







*Se qualcuno di voi si è mai domandato perché la mia macchina si chiama Sasha, ecco a voi la spiegazione.

giovedì 13 dicembre 2012

12 e 13 dicembre -

Aiuto. 
Ieri non ho scritto, non me ne vogliate. Temo infatti che il mio cervello stia implodendo. Esplodendo no, sarebbe raccapricciante. 
Ho avuto due giorni un po' così. 
Di quelli dove esci alle nove e non hai la piena certezza dell'ora alla quale tornerai a casa. 
Martedì infatti è stata l'una meno venti. 
Ieri non sono tornata affatto. 
Tra l'altro, la mia spedizione regali dell'altro giorno si è conclusa miserrimamente. Supersob. 
Ma domani si bissa! 
Ce la farà la nostra eroina del natale a comprare tutto ciò di cui necessita?
Non ne sono totalmente convinta, ma poco conta. 
Augh pulcini. 
Copritevi bene che oggi si va sotto zero. 

martedì 11 dicembre 2012

11 dicembre - missioneregali

Parte oggi la prima battuta di caccia al regalo in compagnia della fida amica A.
Scarpa comoda? C'è.
Salute di ferro? C'è.
Cappotto? C'è.
Sciarpa? C'è.
Forza di volontà e coraggio? Ci sono.
Stay tuned pulcini. Che la caccia abbia inizio.

10 dicembre - direttadaGrock

Non avrò tempo, una volta giunta a casa, di scrivere qualcosa di sensato. Quindi vi saluto direttamente da qui.
Quelli di Grock fanno ciao!!!

domenica 9 dicembre 2012

9 dicembre - Burp

Oggi è stata una giornata impegnativa. 
Quantomeno per il mio pancino. 
Infatti sono tornata poco fa da un pranzo a casa di amici. Il titolo dell'evento era Late-Thanksgiving, giusto con qualche settimana di ritardo. Della serie: ci serve una scusa legittima per abboffarci come dei porcelli. 
Stupidamente, molto stupidamente, non ho fatto foto, ma sono abbastanza lucida da ricordare (più o meno in ordine) le cose che abbiamo inghiottito.

  • Salame
  • Pane, burro e salmone
  • Muffin salati con piselli e pancetta
  • Zuppa di zucca
  • Pannocchie
  • Pasta al forno
  • Torta salata formaggio e salmone
  • 3 kg e 80 di tacchino ricoperto di bacon e farcito 
  • Muffin al cioccolato
  • Apple pie calda con gelato alla crema
  • Dolcetti al cocco
  • Cioccolatini
  • Canestrelli 
Il mio regno per la citrosodina! 

Ora. 
Abbiamo iniziato alle 13:30, se non sbaglio, e finito alle sei, sempre se non sbaglio. 
Io avevo la gonna a vita alta e, nonostante questo brillante accorgimento, il mio stomaco si stava espandendo a tal punto che cominciava a premere in zone in cui non avrebbe dovuto.
La bilancia, stamattina, mi ha osservato con aria truce ma io ho fatto finta di non vederla. Tsk. È dicembre bbbella mia, cioè, mollami. Aspetta almeno marzo per cominciare a minacciarmi. 
Vi lascio con uno sfondo natalizio mentre vado a sdraiarmi da qualche parte in attesa che il mio corpo digerisca le sette tonnellate di cibo ingerito.
Augh. 
Burp. 

sabato 8 dicembre 2012

8 dicembre - Alberissimo

Ad oggi ho addobbato tre alberi di Natale. Fiera del mio operato ve li mostro tutti e tre.


Il primo è quello della bimba a cui faccio la baby sitter. L'albero è vero e gli addobbi sono solo bianchi. Carino, ma preferisco l'albero con più roba. 

A dimostrazione di questo fatto, il 7 dicembre, ho fatto questo, il mio! La foto è pessima e non l'ho nemmeno Instagrammata (adoro condividere fesserie fotografiche, non vogliatemene), ma l'albero è una lucineria multicolor verde, rossa, oro e blu. Io preferirei accoppiare questi colori a due a due, ma la mamma lo vieta perché dice che le fa tristezza l'albero poco colorato. Ehvabbè, accontentiamola. 
A breve vi presenterò anche il mio presepe, che alloggia sotto l'albero, del quale vado molto fiera. 

Lui invece, l'ultimo arrivato, è l'albero del +1. È alto un metro e ottanta e stracolmo di palline argento, blu e azzurre. È stato acquistato il 7 dicembre e composto l'8. Tra le mie tre creazioni, forse, è quella che preferisco. 

venerdì 7 dicembre 2012

7 dicembre - Neve, Sant'ambroeus, prima alla Scala.

Oggi è il sette dicembre. 
Un venerdì come un'altro nel resto del mondo. 

Giorno di festa e di giubilo per i meneghini che, talvolta, fanno il ponte lungo visto che codesta festività cade a fagiuolo giusto un giorno prima dell'Immacolata. E bravo Ambrogino!
Inoltre, oggi, 'siori e 'siore... NEVICA! 


Iscì. 
Il mio cuore nataloso si riempie di entusiasmo e di contentezza. Anche se entrambi vengono subito meno non appena scorgo l'orrore maligno ed infausto dei Grinch che popolano la mia home di facebook. (Sotto Natale dovrei fare un bel repulisti tra gli aggiornamenti che Fb decide di comunicarmi. Ci penso sempre, non lo faccio mai.)
Essì, perché tra i gioiosi stati-meteo che riportano: "Woho la neve" - "Neveeeee" - "È arrivato l'inverno, è ufficiale" ecc... 

Ci sono anche i soliti e consueti scassamaroni che più che lamentarsi non fanno. 
È che palle la neve, la neve è bella solo in montagna, odio la neve, crea problemi ai mezzi, ingorghi agli incroci, stragi di massa, catastrofi naturali, valanghe, assideramento, amputazione degli arti, psicosi di gruppo, epidemie e morte. 
Ma sentite un po', la volete smettere?
Datevi una calmata, è solo neve, se fosse stata cacca, sarebbe stato peggio.
Che stress. 
Trasferitevi. 
Andate a vivere sotto terra.
Chiudetevi in casa e aspettate la primavera.
Andate in letargo.
Fate qualsiasi cosa che non sia triturare i maroni a tutti coloro che invece la neve la amano. Che anche se devono andare al lavoro, inforcato il doposci da città, si armano di pazienza, di piccone e di scalpello e vanno a sbrinare il parabrezza della macchina prima di fare un'ora e mezza di coda addormentati sul volante. 
Uf.
Ebbasta. 
Detto ciò, vi informo, visto che si parla di tradizione Meneghina in questo post (non che la neve sia una tradizione, ma gli scassamaroni sì), che stasera c'è la prima della stagione 2012-13 della Scala. 
Sì. E quest'anno è una super stagione 'siori e 'siore. 
Bicentenario di due illustri e magnifici dell'opera Tedesca ed Italiana: 

uno, Wagner, l'uomo che più che scrivere opere, probabilmente, non aveva da fare. Ci ha infatti donato una quantità di splendidi drammoni musicati in tedesco dalla durata media di cinque ore e mezza.
Grazie Richy, non dovevi disturbarti così tanto, potevi disturbarti un po' meno, tipo due ore al massimo, ecco.
Stasera, per l'appunto, va in scena Lohegrin, allegra e gioviale opera, in tedesco, dalla durata approssimativa di quattro ore e 20. 
L'altro, Verdi, il nonnetto dalla barba bianca che nella mia mente, quand'ero piccina, associavo sempre a Babbo Natale. 
Anche lui ci ha donato tante opere illustrissime e splendide e soprattutto ci ha reso assai più facile associarle a lui. Se qualcuno, infatti, vi parla di un'opera che non conoscete e voi volete fare i brillanti ma non siete sicuri chi possa averla scritta, potrete associarla o no al buon Peppe facendo una sola semplicissima domanda: 
"Ma finisce male?" 
"Sì!"
"Ahhh, ok, allora è di Verdi."
Già. 
Son cose. 
Augh. 

mercoledì 5 dicembre 2012

5 dicembre - Regali e The help

Oggi non ho avuto tempo di scrivere nulla, ma il mio progetto calendario dell'avvento non può fallire diggià. Quindi, sia ringraziato il dio Android, farò un piccolo riassuntino via cellulu sulla mia giornata natalosa.
Infatti oggi ho cominciato con successo la ricerca dei regali. Ye. Sono rimasta quasi dieci minuti a fissare estasiata l'albero sbarluccicoso che hanno messo al Portello. Probabilmente i passanti mi osservavano con perplessità.
Ora invece con il +1, svaccata sul suo divanoletto, guardiamo The help con la pancia piena grazie ad un super fanta ciccio hamburger!!
lo spirito natalizio sta già cominciando a farmi ingrassare. Umpf.

martedì 4 dicembre 2012

4th december - sodisiscrismas

Ed ecco il mio ipotetico calendario dell'Avvento.
Per ora, amici miei, sono riuscita a fare un post al giorno dal primo dicembre.
Ma siamo solo al quattro dicembre, quindi non diciamolo troppo forte, anzi, non diciamolo per niente.
Diciamo invece che per questo mio calendario vi allieterò, finchè dura, con amenità puramente natalizie e natalose a meno che io non abbia qualcosa di più intelligente o valido da dire.
Oggi, nello specifco, sono un po' a corto di idee e quindi vi allieterò solo con un paio di mie fisse natalizie.

Fissa numero uno: coordinare con precisione millimetrica le mie uscite per i regali. Sono come battute di caccia. Programmate al secondo con precisione svizzera. Le pause servono solo per non morire assiderati. La neve, la pioggia, il tornado e i -6° non potranno nulla contro la mia forza di volontà natalizia.
Le battute di caccia-al-regalo normalmente richiedono: molta pazienza e forza di volontà,. una salute di ferro, vestiti comodi e non eccessivamente pesanti, scarpa da ginnastica, borsa spaziosa possibilmente a tracolla, caffè a volontà, convinzione, coraggio, forza di volontà e una buona compagnia (solitamente insita nella persona dell'Amica A).

Fissa numero due: i biscotti.  Non passa dicembre senza che io non mi cimenti nella prova del biscotto. Non importa quale e di che genere (anche se di solito zenzero e cannella sono i candidati più frequenti), l'importante è che io faccia dei biscotti sotto Natale. Nove volte su dieci questi vengono duri, si bruciano, vengono molli, non cuociono. Ma io continuo imperterrita nella mia crociata. Chissà che quest'anno non sia la volta buona.

Fissa numero tre: la carta da regalo. Non esiste che io impacchetti i regali con la carta dell'anno precedente. No, no, no, no e poi no! La carta dell'anno scorso è passata di moda. Se nel 2010 c'erano le renne, nel 2011 gli abeti e quest'anno, cascasse il mondo, ci dev'essere qualcos'altro. Infatti io di solito compro la carta da regalo in fogli ed in ridotte quantità; inutile dirmi quanto io odi mia madre quando, giuliva e beata, torna a casa con tre rotoli di carta regalo enormi! Madre! Questo significa che chiunque compierà gli anni da oggi in poi avrà la carta dorata con stelline e aghi di pino. Sallo!

Fissa numero quattro: decorare l'albero con la Sorella. Anche adesso che Sorella si è sposata e vive altrove. Il sei dicembre (le concediamo il sei giusto perchè il sette parte per la montagna) verrà qui a fare l'albero con me. Nei restanti 364 giorni ci tiriamo i piatti, ma a dicembre si fa l'albero insieme. Punto!
Fissa numero cinque: lo sfondo del desktop. Ogni natale comincia la caccia allo sfondo natalizio. E mica rimane lo stesso per tutto il periodo natalizio, ennòbbellidemamma, cambia! Muta a seconda del mio spirito festoso. Solo che, gira e gira, gli stramaledetti sfondi, ogni anno, sono più o meno sempre gli stessi.
Ma non quest'anno!
Ho infatti trovato un sito meraviglioso del quale non conoscevo l'esistenza, con degli splendidi sfondi natalizi che riempiono il mio cuoricino di calore ed entusiasmo. Come avrete notato anche il blog, ogni anno, è vittima di questa fissa, e quest'anno che ho un cellulare tecnologico, pure lui è stato immolato per la gentil causa e ora sfoggia uno splendido sfondo con neve e alberi di Natale.
Per chiudere, vi mostrerò lo sfondo che or ora troneggia sul mio desktop.

Enjoy.

lunedì 3 dicembre 2012

Diario del fancazzista - Capitolo 2

Capitolo due

Saudade?

Ogni tanto mi capita di sentir parlare qualcuno di "quanto senta la mancanza degli anni del liceo". 
Oh già, gli anni del liceo.

Le interrogazioni, l'intervallo di un quarto d'ora, l'obbligo di studiare quel che vogliono loro nel tempo che decidono loro, le preferenze dei professori, le amicizie di interesse, la sveglia alle sette e mezza il sabato mattina, i compiti in classe, il nervoso, l'ansia, le crisi di panico e la nausea ogni mattina. 
MANCANZA?

Ma vaffanculo!
Gli anni del liceo per me non sono stati una meraviglia in effetti. Certo, qualche slancio positivo c'è stato, ma su cinque anni posso dire di aver goduto più o meno sei mesi e nulla più.
Ovvio, dal titolo di questa mia "rubrichina" si deduce che io non abbia mai fatto più o meno una mazza durante quegli anni, e allora? Non è stato questo a renderli pessimi. É stato tutto il contorno. 
Ora ditemi se posso sentire la mancanza di momenti come i due che seguono: 

Prima liceo (avendo fatto io il liceo classico sto quindi parlando del terzo anno di studio). Ora di Italiano.
Io vengo interrogata assieme ad una compagna. Un'amica, per così dire. Io e lei non siamo mai state grandi amiche in quegli anni, avevamo amiche in comune e quindi ci trovavamo spesso a chiacchierare, ma non avevamo grandi argomenti da condividere allora. Adesso ogni tanto ci vediamo e si chiacchiera assai più volentieri... ma sto divagando. 
Vengo interrogata in letteratura italiana. Avevo studiato. 
Già. Qualche volta studiavo anche io. 
La mia amica è un po' in difficoltà. In effetti le domande non sono semplicissime e sull'ultima domanda, purtroppo, lei si va ad impelagare con discorsi complicati che la portano fuori strada lasciando un po' stranita la professoressa. 
Io, fortunatamente, me la cavo un po' meglio di lei riuscendo a rispondere in modo un po' meno aulico ma se non altro corretto. 
Suona l'intervallo e gli altri vengono invitati ad uscire mentre io finisco di rispondere a due domande. Rispondo bene. 
L'interrogazione finisce, entrambe portiamo il libretto; io 6 1/2 (o forse 6, non ricordo), lei 5 1/5. Io sono dispiaciuta per lei e cerco di farglielo capire. Lei non mi risponde e mi congeda con indifferenza, come se non le interessasse. Anche se poi rimane seduta al suo banco con aria sconfitta e abbattuta per la restante parte dell'intervallo. 
La mia fida compagna di banco (l'Amica A di cui spesso si è parlato in passato) rientra dall'intervallo un po' prima. Com'è andata? Chiede. 6 1/2, rispondo. Grande, dice lei contenta. La discussione si interrompe lì. 
L'intervallo finisce e tutti rientrano. 
Le altre amiche rientrano tutte assieme un po' in ritardo, ridendo e scherzando. 
Mi si avvicinano gioviali e chiedono, con indifferenza, com'è andata alla fine?
6 1/2 dico. 
Ho ancora in mente l'immagine di quel momento come se fosse successa dieci minuti fa: i loro visi cambiano drasticamente espressione. Dalle risate alla serietà improvvisa, dalla serenità all'indignazione senza ritegno. 
Si scambiano occhiatacce severe, poi mi guardano e una sola (la stessa che aveva fatto la domanda) commenta con uno stizzito: ah! e va a sedersi. 
Dopo poco, chiedendo chiarimenti a riguardo, mi viene detto che secondo loro il voto che mi era stato dato era un po' altino per come era andata l'interrogazione, soprattutto rispetto a quello dell'altra ragazza. 
Ora, come posso io sentire la mancanza di cose come questa? 
Di momenti in cui le tue amiche, abituate al fatto che tu faccia schifo a scuola, storcono il naso se ti vedono prendere un voto sufficiente o più alto del loro? 
Voglio dire, magari puoi condividere o meno la scelta di un professore, ma se si tratta di un 6 1/2 dato ad una tua amica, voglio dire, te ne fai anche una ragione? O no? 
Non sei contenta per lei? 
Preferisci che vada male così tu puoi sentirti una persona meglio?
Mah, io sarò una vipera, maligna, inconcludente, acida, intollerante e fancazzista, ma queste cose non mi vanno giù. 

Secondo aneddoto, del quale già avevo narrato, che potrete trovare qui. 

Detto questo, posso io provare malinconia e mancanza per gli anni del liceo? 

NO! 
Col cazzo! 

domenica 2 dicembre 2012

Calendario avvento

Ma secondo voi, quest'anno, ce la faccio a fare un post al giorno fino al giorno di Natale, come più o meno provo a fare da quattro anni a questa parte con scarso successo?
Mbha.
Per ora allestisco il blog al Natale.
Poi vediamo se nei prossimi giorni sarò in grado di portare a termine questo esperimento.
Per adesso mi faccio aiutare da Pusheen the cat che mi fornisce qualche promemoria.






venerdì 30 novembre 2012

Teatrandolì, teatrandolà...

Recensioncine teatrali. 
Chiedo venia per essermi fatta sfuggire, senza commenti e pareri alcuni, tre spettacoli teatrali che ho visto ultimamente. Forse quattro. 
Per evitare che l'onta e il disonore si abbattano su di me ne farò una piccola recensioncina con voto finale giusto per gradire. Anche perchè, aimè, nessuno di questi è più in cartellone oramai, quindi perdonatemi se non avrete modo di verificare quanto dico, ma il mio parere è abbastanza oggettivo ed attendibile, loggiuro! 


Spettacolo Uno. 
Il barbiere di Siviglia. Teatro Leonardo. Interpretato dagli attori del corso Quelli di Grock del quarto anno. 

Così... lo spettacolo in tre parole? 

E STI CAZZI! 
Apprezzabile al 101% in tutti i suoi aspetti. I ragazzi e le ragazze sembravano caricati a molla,  erano energici, mai banali, pieni di passione, di cuore e di entusiasmo. È stato davvero emozionante vedere questi sei ragazzi mettere tutto se stessi in questo spettacolo ed ancora più emozionante scorgere quella sincerità e quell'entusiasmo che ormai, troppo spesso, sembrano mancare ad un gran numero di persone che -  a volte con merito, a volte no - si fanno chiamare attori. Capito Melissa? Guarda e impara, cagna! 
Voto 9! 

Spettacolo numero due. 
Amleto2. Teatro Franco Parenti. Con Filippo Timi. 
E voi direte... Filippo Timi esticazzi pure lui. Essì. Devo ammettere che il buon Filippo spacca davvero i culi ai passeri (ho studiato ad Oxford, si sente 'nevvero?). 
Io di base non amo Shakespeare alla follia, ma questo era sicuramente tutto tranne che il classico Amleto che noi tutti ci saremmo aspettati. Senz'altro originale, senz'altro bello e divertente. Ho storto il naso un paio di volte per qualche momento che mi è parso di volgarità eccessiva ed insignificante. Non perché io sia una che si formalizza con poco, ma credo che la volgarità (che sia sotto forma di parole o di donnine biotte), soprattutto a teatro, sia fatta per provocare e che quindi, questa provocazione, debba avere un suo qualche senso logico nella messa in scena dell'opera. Se così non è non mi sembra altro che una manciata di parolacce buttate lì a caso con il solo intento di far ridere in modo scontato e un po' banale. 
Ma, ad ogni modo, voto 8. 

Buchettino. Teatro Franco Parenti. 
Solo cinquanta minuti di spettacolo per rivivere fino in fondo l'emozione di essere bambini e di sentirsi parte integrante di una favola. Una donna seduta al centro di una stanza buia e circondata da cinquanta letti a castello (dai quali noi spettatori, sdraiati, ascoltavamo le sue parole), con la sola luce di una piccola lampada, ci ha raccontato la storia di Buchettino (che più comunemente è conosciuta come Pollicino). 
Attorno a noi, mentre lei raccontava, si materializzavano per davvero i rumori del vento, della pioggia, il pianto dei bambini e i passi pesanti dell'orco. Un'esperienza sensorialmente davvero interessante e particolare. Non uno spettacolo per bambini, ma per adulti che accettano di tornare tali per un po'. 
Voto 8. 

L'Orlandu Incatenatu. Arci Svolta. Attori del corso Quelli di Grock, quarto anno. 
Ripetere quanto detto sopra sugli interpreti di questo spettacolo sarebbe noioso e poco utile; l'aspetto sicuramente più interessante e originale riguarda lo svolgimento dello stesso.
Messo in scena all'Arci svolta di Rozzano (che forse alcuni di voi conosceranno come Area 51) era un continuo susseguirsi di spostamenti da parte del pubblico che di volta in volta veniva invitato da un narratore a seguire le vicende dei personaggi che si muovevano per questo spazio allestito appositamente per loro. L'Orlando non è una delle opere più facili da mettere in scena (soprattutto facendo sì che nessuno del pubblico si addormenti), ma con questo espediente, sebbene sia durato abbastanza, l'attenzione dello spettatore era tenuta sicuramente molto alta dalla continua curiosità che i cambi di scena riuscivano a creare. Oltre che, ribadisco, dalla bravura degli interpreti. Nel caso vi interessi sapere chi sono i sei bravi fanciulli di cui vi sto parlando, ecco a voi: Qui, qui, qui, qui, qui e qui
Voto 8. 

Il giardino dei Ciliegi. Teatro Leonardo. 
Hem, come dire, partiamo dal presupposto che Cechov non è sinonimo di allegria, fanciullesche risate, entusiasmo e leggerezza; dunque, visto che già partiamo a deprimerci dalla base, perché impegnarsi a rendere il tutto ancora più deprimente? Gli attori erano bravi senza dubbio, questo era evidente, ma l'allestimento, gli espedienti scenici e alcune scelte registiche, non mi hanno convinto e a volte anche assai annoiato. Non ero stimolata ad ascoltare quello che accadeva, ogni due minuti guardavo l'ora con la speranza che finisse al più presto e l'ultimo dei miei pensieri era il capire cosa sarebbe successo a Sciura Andreevna e ai suoi stramaledetti alberi. Peccato davvero, ma mi ha abbastanza deluso. 
Voto 4. 

E con questo, 'siori e 'siore, concludo e vi auguro un buonerrimo venerdì sera.
Augh!







sabato 24 novembre 2012

Sogno o son desta?

Allora. Io non sono dell'idea che i sogni siano strane manifestazioni del futuro o simili, ma semplici "sfoghi" del nostro subconscio che ogni tanto dice echeccazzo!! e si sfoga facendoci vedere a suo modo cosa gli stiamo combinando. 
E così, ogni tanto sogni delle cose strane, tipochessò... un serpente e un gufo e ti viene lo sfizio di andare a vedere il significato su un dizionario dei sogni. 
E poi leggi il significato e una volta letto pensi... 

OMMIODDDIO!!!! 
O_O   
Inconscio, machett'hoffatto! 

giovedì 15 novembre 2012

Felicità tascabile

Oggi faccio la blogger tecnologica e scrivo dal telefono. Non per qualche reale necessità,ma solo perchè sono troppo pigra per accendere il pc. Perdonatemi quindi per la scarsità di punteggiatura, ma dal cellulare è complesso accorgersi di quando e dove c'è realmente necessità di virgole. Detto ciò, sento il bisogno impellente di comunicare al mondo quanto questa giornata mi abbia provato psicologicamente e fisicamente, nemmeno una cena con amici é riuscita a distrarmi. Ho avuto dei momenti di nebbia totale nei quali avrei tanto voluto che qualcuno mi chiedesse:"tutto bene?" solo per potermi mettere ad urlare. E altri in cui faticavo a ricacciare indietro i lacrimoni. Ma nonostante ciò ora sono a casa, nel mio lettino, e sento il bisogno di uno dei miei libri ristoratori. Quelli dove tutto finisce sempre per il meglio e dove anche le tragedie hanno un lieto fine. Al 99,99% i miei libri ristoratori sono scritti tutti dalla medesima autrice : Bianca Pitzorno. Oggi è la volta di Tornàtras.
Perché anche quando tutto sembra grigiolino e triste, è bello sapere che da qualche parte si riesce sempre a trovare un pochino di sole. Bianca Pitzorno é il mio piccolo sole tascabile e la ringrazio profondamente per aver rischiarato tanti mie giornate nuvolose.

mercoledì 14 novembre 2012

Siaaaamo dooooonneee

L'ho trovata su facebook. 
È forse una delle perle più veritiere che io abbia mai letto.
Quanta verità. 
  

mercoledì 7 novembre 2012

Poi mi dicono che sono acida.

LaQ, davanti allo scaffale dei testi teatrali della Mondadori, sfoglia L'opera da tre soldi di Brecht.
Due ragazzi, apparentemente sulla 30ina, si avvicinano ammiccanti e uno dei due cerca di comunicare con LaQ.

RagazzoSconosciuto : Grafndunzh grutsz durts? Non so REALMENTE cosa abbia detto, so solo che mi si è rivolto in tedesco e io non ho capito una sega di quel che chiedeva.
LaQ: Sorry? Chiedo ingenuamente. Saranno pur tedeschi, ma un po' di inglese lo sapranno.
RS: Grafnfogiho giodjtiro hgouigho. Non contento chiede la stessa cosa con parole diverse, forse...
LaQ: ???? Sguardo inebetito ed interrogativo.
RS: Hfgndorihgdoi gjhirofthnsoir gopghpohjo. Non demorde. L'amico ridacchia.
LaQ: Sorry dut I don't understand. Frase che ricordo a memoria dal manuale di inglese della seconda elementare. 
RS ride voltandosi verso l'amico. 
Mi saluta con la manina, come se fossi cretina, e dice all'amico: Se vabbè, andiamo via và, 'sta rincoglionita sarà russa. 
LaQ: No, pezzo di idiota, sono italiana. 
Rs e amico impallidiscono, si voltano boffonchiando, e si defilano alla velocità della luce. 
Ora... parliamone. 
Dai per scontato che io sia tedesca perché sono bionda e reggo tra le manine pallide un libro di Brecht, bravo. Ma magari, se alla seconda volta non capisco ciò che dici, non ti viene la scintillina che forse forse, ma forse eh, io non sia proprio proprio tedesca? 
Chessò magari sono inglese, visto che ti rispondo in INGLESE che con il russo c'entra si e no una mezza sega, oppure, magari, ma magari eh, potrei anche essere italiana visto che il testo che ho in mano è intitolato L'OPERA DA TRE SOLDI e non Die Dreigroschenope???? 
Come dire... poi mi dicono che non devo fare la milanese scorbutica. Eccheccazzo però. Vengo pure insultata da sconosciuti mentre mi faccio i fatti miei. E allora ditelo... 

lunedì 5 novembre 2012

L'arte di fissare il vuoto

Ma posso essere così inconcludente? O incostante. Più o meno le due cose, nella mia persona, si allineano. 
Vorrei fare tante di quelle cose che non mi basterebbe un pomeriggio per elencarle, ma per qualche motivo, appena comincio un progetto, perdo ogni sorta di entusiasmo e lo lascio al suo destino. 
E dire che i miei progetti sono sempre stati piccoli.
Ho scritto un libro! Forse l'unica cosa che io abbia mai finito. Ma è un libro che non interessa a nessuno, quindi aver concluso questo progetto mi ha fruttato ben poco. 
Per il resto, è come se fossi in un enorme centrifuga. Io sto ferma, ma tutto attorno a me si muove. 
Si muove e io non riesco ad aggrapparmi a niente per andare avanti e mi limito a stare lì. A prendere un po' di questo e un po' di quello che mi capitano vicino ma senza fare lo sforzo di seguirli quando si spostano. 
Così rimango lì, con l'idea che forse sia meglio prendere un po' di tutto invece di scegliere qualcosa e portarlo avanti. 
Forse l'idea del teatro è l'unica che si avvicina anche solo vagamente ad una scelta, una scelta assolutamente stupida, infausta e malaugurata, ma almeno è un cambiamento. 
Per il resto, non so, io ho un sacco di sogni nel cassetto, un paio nell'armadio, qualcuno in ripostiglio e uno o due nella credenza, ma per ora mi sembrano così impraticabili che non fanno altro che star lì ad impolverarsi sempre di più, poco alla volta. 


lunedì 29 ottobre 2012

LaQ VS LoStivaletto

C'era una volta, circa un mese fa, una bambina bionda che felice come una pasquetta salterellava per le vie del centro della sua cittadina alla ricerca di un paio di nuove calzature.
Mentre osservava gaia e sorridente le vetrine, rimase folgorata da un paio di stivaletti bassi.
Belli.
Prezzo onesto.
Di pelle.
Proprio come la bimba li aveva sognati.
Così passa con occhietto luminescente dalla vetrina ma, purtroppo è costretta ad andare oltre a causa di ridotte disponibilità economiche.
Passa quale giorno. Le finanze si sollevano e la bambina decide di lanciarsi nell'acquisto.
Così và, gloriosa ed entusiasta, con il sogno di acquisto nel trepidante cuoricino.
Entra e... inventario. Scatoloni ovunque. Stivaletti spariti. Forse ci sono, forse no... chissà. C'è un tale disordine. Mah.
Ripassate dopo - dice l'omino del negozio. La bimba ha da fare e decide di passare un altro giorno.
Così, eccola qualche tempo più tardi.
Purtroppo sempre senza finanze. I tempi passano, i danè finiscono.
Ma altri stivaletti sono lì.
La bimba li prova, per avere almeno la certezza del numero e dell'effettiva comodità.
Perfetti.
Comodosi. Un po' duri... ma sono di pelle. La bimba è contenta.
Ma senza soldi.
Decide quindi di passare un altro giorno.
Trascorre quindi una settimana.
La bambina è felice; ha dei soldi e del tempo per andare, finalmente, a comperare i suoi stivaletti.
Così entra, indica  l'oggetto del suo desiderio e lo domanda risoluta.
No, il 40 è finito. 
Ma arriva? - domanda speranzosa.
No, non più. 
La bimba piange internamente.
Vabbè, pensa, poco male, c'era anche quell'altro modello sul quale era indecisa.
Il fato ha deciso per lei.
Allora vorrei quelli, per favore, un 40, grigio. 
Non c'è. 
E marrone?
Non c'è. 
Ma arrivano? 
Sì, in girigio domani, in marrone fine settimana prossima. 
Perfetto! Ripasso domani! Grazie. 
Eccoci quindi al fatidico giorno!
L'acquisto sarà possibile.
Evviva, entusiasmo.
La bambina conduce al negozio anche un'altra bimba che necessita del medesimo tipo di calzatura.
Così entra.
Ciao, stavo cercando lo stivaletto grigio. Ieri mi hai detto che arrivavano oggi...
AH... sì, mi ricordo di te. - dice lui imbarazzato - sai, c'è un problema. Il corriere ha perso lo scatolone con il grigio. Mi sa che devi ripassare più avanti. 
La bimba piange molto. Anche un po' esternamente.
In tutto questo, l'altra bambina ha trovato lo stivaletto desiderato e l'ha acquistato.

Se quando torno non mi fanno nemmeno dieci euro di sconto gli sfondo la vetrina a testate!
Quanto meno per la fedeltà e costanza dimostrata.

giovedì 25 ottobre 2012

E poi non mi devo incazzare...

Ieri sono andata a teatro.
E ho visto una delle più esorbitanti cagate della storia.
A casa di David.
E me ne fotto se il mio parere offenderà qualcuno, ma tanto voglio davvero trovarlo uno a cui quella mmmerda è piaciuta davvero.
Cast (con UNA e solo UNA eccezione) raccolto dal set di qualche fiction italiana; probabilmente "Gli occhi del cuore", Boris docet.
Tanto per dirne una, il primo nome sulla locandina, scritto quasi più grosso del titolo... era Melissa Satta.
Ora, cuoricino, stellina dolce, ma il teatro?
Chi o cosa ti ha fatto credere che tu potessi farlo?
All'Outoff per giunta
Perchè anche io, a 17 anni ho fatto Grease e Sette spose per sette fratelli, sì, ma al teatro dell'oratorio! Con i miei amici. Con la regia di una delle mamme che itineravano per quel luogo. Cazzo!
Melissa. Non è roba per te!
Lascia il teatro a chi sa fare il teatro e torna a fare la mignottella in tv. Che sei figa l'abbiamo capito tutti. Approfittane prima che ti vengano le zampe di gallina e che le tette ti arrivino alle ginocchia.
E poi io non mi devo incazzare...
No, devo stare tranquilla a vedere quattro scappati di casa (quattro e non cinque) che non hanno un senso logico atteggiarsi come Eleonora Duse.
Devo stare tranquilla a vedere uno spettacolo pieno di buchi, di pause noiose e inutili, con una sceneggiatura/drammaturgia di una tristezza infinita, senza capo nè coda, che si prende TROPPO sul serio.
Fare uno spettacolo con le tre amiche del dottor Cane (presumibilmente la moglie, l'amante e la figlia) richiederebbe, per avere anche solo un minimo risultato umano, un testo ironico e spiritoso. Ma non così. Non con una sorta di critica semi seria al mondo delle coppie, o forse è proprio quello dei single che si vuole criticare... voi l'avete capito? Boh.
Io ho solo capito che Melissa Satta ha dei bei capelli, visto che li aveva costantemente in faccia e che non le piacciono le ciabatte rosa (informazione acquisita da un retroscena).
Le altre due ragazze... boh. Entrambe bionde, entrambe delle fighe atomiche, con la capacità recitativa di un criceto che gira nella ruota. Anzi no... la bionda che faceva il troione russo quasi la salviamo. Non perché fosse brava (non esageriamo adesso) ma almeno era credibile. Russa, sarà stata russa, quell'altra cosa... hem.
Insomma.
Il protagonista... vabbè basti dire che ha diretto e interpretato una caHata di queste proporzioni. Tirate voi le vostre somme.
Non mi esprimo sul quinto interprete anche perché, per ovvie ragioni, è l'unico sul quale non c'è alcuna critica da fare. Come è stato detto ieri: "sembrava photoscioppato lì da un altro film.".
Detto questo. Grazie davvero; vedere queste cose mi convince sempre di più che non è per merito che si ottengono le cose ma per raccomandazione. È davvero splendido. Le mie prospettive future diminuiscono ogni giorno di più e questo anche grazie a minchioni come i quattro di cui sopra.
Grazie.
Grazie davvero.
Ah, giusto... il mio consiglio a chi voleva vederlo?
State a casa!  Chessò, a lavarvi i capelli, a tagliarvi le unghie dei piedi o a soffiarvi il naso. Ne otterrete sicuramente un piacere maggiore.
Augh.

martedì 23 ottobre 2012

Nevica al Teatro Strehler

Vorrei dare una sorta di utilità al mio blog. 
Mi sto rendendo conto che è davvero deprimente quando alla domanda: "Assì? Hai un blog? E di cosa tratta?" rispondo: "Boooooooh.". 
Quindi, almeno per ora, ho deciso di occuparmi di qualcosa di socialmente utile e sul quale posso permettermi (dall'alto della mia piccola pratica sul mestiere) qualche opinione più o meno soggettiva. 
Nello specifico, grazie al mio abbonamento al Piccolo Teatro e al Teatro Leonardo, affronterò qualche vaga descrizioncina critica sugli spettacoli che mi capiterà di andare a vedere. 
Così, chiunque avrà la fortuna o sfortuna di capitare quassù, saprà almeno vagamente di cosa si tratta. 
Comincio quindi con uno degli spettacoli che ho visto questo week end: 
Slava's snow show, al Piccolo Teatro Strehler.
Cos'è? Mi direte voi. 
Uno spettacolo di clown, risponderebbe l'altro 99% delle persone. 
Ma io no. 
Clown è riduttivo. 
Clown è un essere con il naso rosso che cerca di far ridere dei bambini facendo cagnolini con degli orribili palloncini oblunghi. 
No. 
Slava è un sogno. 
È un sogno che si crea sul palcoscenico. È la mente di un bimbo che osserva e ci regala quello che vede: così vediamo un letto che diventa una nave per dominare le onde, degli angeli cupi, neri e inquietanti attraversano la scena come un incubo dal quale ci si vuole svegliare e uno spiritello fatato e luccicante ci passa davanti agli occhi per poi sparire subito dopo come se ce lo fossimo immaginati. 
Slava è la neve al Teatro Strehler. È quello stupore tipico dei bambini che guardano in alto con la bocca semi aperta, è la risata che nasce dal nulla, da un movimento di spalle o da un' alzata di sopracciglio. È il teatro che diventa gioco, il palcoscenico non è un limite ma diventa invito, la platea non è più un solo luogo di osservazione ma di interazione, di strette di mano e di acqua, tanta acqua. 
Slava è il finale con il botto, è il risveglio. È il sole che attraversa le persiane la mattina, è il suono della sveglia che ci riporta alla realtà per poi farci applaudire fino a spellarci le mani. 
Slava è molto più di uno spettacolo teatrale. É un gioco che permette ai bambini di restare bambini e agli adulti di ritornare ad esserlo per almeno due ore. 
Il consiglio più spassionato che posso darvi è di andare a vederlo. Con la fidanzata, con gli amici, con la mamma, con la nonna, con il cane o il pesce rosso. Andateci da soli se nessuno vi accompagna e vi giuro che non ve ne pentirete. Se poi ci portate la/il fidanzata/o e a lei/lui lo spettacolo non piace, beh, ovviamente... lasciatela/o!
Consiglio anche di cercare un posto in platea, se riuscite più centrale possibile, avete tempo fino al quattro novembre. 
Detto questo... andateci, sedetevi, divertitevi, tornate bambini e cominciate a sognare. 

martedì 16 ottobre 2012

Là ci darem la maaaano..

Ho cantato.
Lo so.
Detta così non sembra una notizia sconvolgente.
Ma lo è!
Ho cantato!
Di fronte a 14 persone.
Per me già era drammatico PARLARE di fronte a 14 persone.
E voi direte, beh, detto da una che studia recitazione non è consolante.
No, infatti non lo è.
L'anno scorso infatti ho imparato a parlare.
Quest'anno a cantare.
Fottendomene delle stonature, della vergogna, del giudizio altrui e del ommioddiocheimbarazzotuttimifissano.
Sono contenta.
E tanto per gradire vi faccio pure ascoltare cosa ho cantato.
Enjoy!

martedì 9 ottobre 2012

Filmettinini

In questo periodo, vista la mia esondante nullafacenza, ho visto, rivisto e trivisto, numerosi e numerevoli film. Alcuni non li vedevo da anni, altri sono una cadenza regolare ogni volta che non so cosa guardare, altri ancora sono delle new entry. Ad ogni modo ho stilato una piccola classifica di tutti i film rivisti in questo periodo e ho preparato delle mini recensioncine per voi, pulcini della domenica.
Prometto di astenermi da eccesso di spoiler.
Ecco a voi le mie prime due valutesscion!

Questo è una new entry. Era da un po' che pensavo di vederlo, ma non ero mai in mood adatto. Insomma, ci sono tempo e modo per decidersi a guardare un film sul cancro. L'ho apprezzato particolarmente per la sua atmosfera molto semplice e dolce. Non è uno di quei film che vuole strapparti la lacrima a tutti i costi. Ci prova, ma non lo pretende, quindi lascia a te la scelta se piangere o meno. Non è straziante, non ti provoca l'irrefrenabile desiderio di spegnere per andare a dedicarti ad attività più produttive come, ad esempio, il suicido. L'argomento del cancro è trattato in modo spaventosamente umano e quasi non cinematografico; un ragazzo di 27 anni che scopre che il suo corpo ha deciso di remare contro di lui, senza nemmeno avvertirlo prima. 
Pollici in sù. 
Io dico 8. Mi ha strappato una lacrimuccia e subito dopo una risata. 



Ovviamente, essendo un film del 1992, l'ho già visto più o meno settordicimila volte. Conservo ancora il vecchio VHS acquistato con Panorama *lacrimuccia*. Corre l'anno 1943 e i giocatori di baseball scarseggiano a causa di impegni oltreoceano. Cosa faranno mai gli americani che senza baseball ommioddio proprio non ci possono stare? Si inventano il campionato femminile. Ebbravi. Il film comincia dall'ordinaria vita delle protagoniste; due sorelle con un rapporto di amore-odio. La maggiore è una donna bella, indipendente e apparentemente brava in tutto, la minore, più cocciuta e ribelle, soffre sentendosi inevitabilmente sotto l'ombra dell'altra. La vicenda si svolge quindi seguendo la vita di queste due ragazze e di altre che si aggiungeranno man mano lungo la strada, con un ubriaco e nevrotico Tom Hanks, che è l'allenatore che nessuno di noi vorrebbe avere.
Anche per questo dico bello. Mi è sempre piaciuto e ogni volta che lo guardo mi piace di più.
7 1/2. 

sabato 29 settembre 2012

Angurie Tu mi!

Resoconto Instagrammatico del mio compleanno: 


Gardaland! Regalo condiviso mio e dell'amica A. 


 Time WARP! 
Regalo del +1 aSSSolutamente inaSSSSpettato (tipo che una settimana fa mi sono comperata una maglietta rosa fluo appositamente, senza ancora aver ricevuto il regalo. 
Non so se mi spiego.)



 Colazioncina da Biancolatte con amici di aperitivi. 
Il tutto corredato da brioscina salata con candelina. 
Un desiderio per la Q!! 


Detto questo! 
Happy birthday to me! 
Quanti sono?
VENTI! 
Come sempre. 

mercoledì 19 settembre 2012

Scrib scrib

Tiriamo un po' le somme.
Otto novembre duemilanove.
C'è sciopero di Trenitalia e io mi ritrovo a pensare a un sacco di cose a caso: vacanze, università, computer, treni, macchine, esami, cinema, teatro, delusioni, speranze, sogni e blog.
Io ne avevo già uno. Era sulla piattaforma di msn, ora non ricordo nemmeno l'indirizzo (ma poco importa visto che è stato smantellato). Non era nulla di rilevante, principalmente lo leggevano pochi amici e sapevano che ero io a scriverlo, quindi non LaQ, ma Nome e Cognome. Scrivevo di tutto e di niente, come in questo blog del resto, ma lì era un po' diverso. Sicuramente non potevo lasciarmi andare a lunghi sproloqui incazzosi
o depressosi di sorta sapendo che le uniche persone che l'avrebbero letto erano persone che conoscevo. É stupido, ma a volte è più facile scrivere apertamente a tutti e nessuno, piuttosto che a qualcuno che ci conosce direttamente. Così non si rischia di apparire lagnosi, pesanti ed arroganti.
Ad ogni modo, quando ho iniziato a scrivere su questo blog non mi aspettavo molto. Non che ora io mi aspetti di più chiaramente, ma a volte mi viene da domandarmi e a pensare: Chissà come mi vedono gli altri?
Con Altri intendo tutti coloro che non mi conoscono ma che per caso, per volontà o per sfiga, sono capitati tra le pagine del mio blog.
Sicuramente sembro arrogante. Ah sì. Lo sono realmente? Questo non lo so. Diciamo che è difficile farmi cambiare idea se sono realmente convinta di una cosa. Dall'altro lato è anche vero che sono un personaggio abbastanza accomodante quando si tratta di discussioni futili.
Sembro aggressiva e a tratti inopportuna? Possibile. Lo sono? Forse. Ogni tanto.
A volte sono un po' vipera (del resto sono XX), ma solo con chi se lo merita.
Beh, che sono bionda credo che si sia capito.
Sono lunatica e spesso un nonnulla mi fa cambiare umore.
Avere a che fare con me non è facile. Spesso straparlo e qualche volta sono incoerente, me ne accorgo, ma sono un po' orgogliosa e faccio fatica a chiedere scusa. Di tutte le persone che mi circondano sono davvero poche quelle a cui chiederei aiuto in caso di vero bisogno.
Le cose che mi piacciono sono tante, spesso molto differenti tra di loro e che non coinvolgono quasi mai le stesse persone . Una sera mi hanno detto che mi piacciono cose così diverse perché ancora non ho scelto la mia strada. Nello specifico la critica che mi è stata mossa riguardava il fatto che per le mie uscite serali posso apprezzare sia una serata in Corso Como con cocktail a 10 euro e tacco 12, sia una in Colonne di S. Lorenzo, seduta in terra con una birra e i pantaloni della tuta. Mi è stato detto che ancora non so cosa preferisco, ma che prima o poi deciderò e sceglierò una delle due metà. Io non sono convinta. Anzi, non credo che sia così. La mia idea è che i posti così differenti mi piacciono perchè sono con persone che me li fanno apprezzare. Se mi annoio, mi annoio sia con tacco 12 sia con le ciabatte.
Non vedo perché debba essere considerato un difetto o qualcosa da cambiare il fatto di apprezzare cose tanto diverse tra di loro, io la considero una cosa positiva riuscire ad apprezzare tutto senza stare a farsi troppe seghe mentali sul dove, quando e cosa. Chi è consueto di tacco 12 solitamente storce il naso al pensiero della scarpa da ginnastica e viceversa. Non vedo perché debba essere considerato un male. Io non lo vedo così. Mi piace essere così.
Adoro scrivere, di me, degli altri, di cose mai esistite e che mai esisteranno, di tutto. Ma allo stesso modo mi arrabbio. Mi arrabbio quando penso che ho un sacco di idee e che non riesco a metterle su carta, mi arrabbio quando penso a quanto mi piacerebbe scrivere tutto quello che mi passa per la testa e vedere il mio nome sulla copertina rigida di un libro, mi arrabbio quando, passeggiando in libreria, vedo che tra i più venduti si palesa Moccia. L'uomo che scrive sui baci perugina, che non è in grado di utilizzare il passato remoto (visto e considerato che i suoi libri sono scritti sempre al presente). Lui che come altri scrive in prima persona. Scrivere in prima persona è un po' come barare. È più facile. Lo so che non sembra, ma ve lo assicuro. È così. La prima persona non mi piace. Non mi interessa avere il punto di vista di un solo
personaggio, mi annoia, io voglio sapere tutto e niente di tutti.
Detto questo, forse io non diventerò mai nessuno, il mio nome non verrà mai scritto da nessuna parte, nè conosciuto per alcun merito particolare, ma pazienza. Vedere gli ignoranti che guadagnano in un anno cifre che io non vedrò nemmeno in tutta la vita, mi fa arrabbiare, ma aimè non ci posso fare niente. Finché ci saranno altri ignoranti a dar loro retta ci sarà poco che io e la mia indignazione potremo fare.