lunedì 29 ottobre 2012

LaQ VS LoStivaletto

C'era una volta, circa un mese fa, una bambina bionda che felice come una pasquetta salterellava per le vie del centro della sua cittadina alla ricerca di un paio di nuove calzature.
Mentre osservava gaia e sorridente le vetrine, rimase folgorata da un paio di stivaletti bassi.
Belli.
Prezzo onesto.
Di pelle.
Proprio come la bimba li aveva sognati.
Così passa con occhietto luminescente dalla vetrina ma, purtroppo è costretta ad andare oltre a causa di ridotte disponibilità economiche.
Passa quale giorno. Le finanze si sollevano e la bambina decide di lanciarsi nell'acquisto.
Così và, gloriosa ed entusiasta, con il sogno di acquisto nel trepidante cuoricino.
Entra e... inventario. Scatoloni ovunque. Stivaletti spariti. Forse ci sono, forse no... chissà. C'è un tale disordine. Mah.
Ripassate dopo - dice l'omino del negozio. La bimba ha da fare e decide di passare un altro giorno.
Così, eccola qualche tempo più tardi.
Purtroppo sempre senza finanze. I tempi passano, i danè finiscono.
Ma altri stivaletti sono lì.
La bimba li prova, per avere almeno la certezza del numero e dell'effettiva comodità.
Perfetti.
Comodosi. Un po' duri... ma sono di pelle. La bimba è contenta.
Ma senza soldi.
Decide quindi di passare un altro giorno.
Trascorre quindi una settimana.
La bambina è felice; ha dei soldi e del tempo per andare, finalmente, a comperare i suoi stivaletti.
Così entra, indica  l'oggetto del suo desiderio e lo domanda risoluta.
No, il 40 è finito. 
Ma arriva? - domanda speranzosa.
No, non più. 
La bimba piange internamente.
Vabbè, pensa, poco male, c'era anche quell'altro modello sul quale era indecisa.
Il fato ha deciso per lei.
Allora vorrei quelli, per favore, un 40, grigio. 
Non c'è. 
E marrone?
Non c'è. 
Ma arrivano? 
Sì, in girigio domani, in marrone fine settimana prossima. 
Perfetto! Ripasso domani! Grazie. 
Eccoci quindi al fatidico giorno!
L'acquisto sarà possibile.
Evviva, entusiasmo.
La bambina conduce al negozio anche un'altra bimba che necessita del medesimo tipo di calzatura.
Così entra.
Ciao, stavo cercando lo stivaletto grigio. Ieri mi hai detto che arrivavano oggi...
AH... sì, mi ricordo di te. - dice lui imbarazzato - sai, c'è un problema. Il corriere ha perso lo scatolone con il grigio. Mi sa che devi ripassare più avanti. 
La bimba piange molto. Anche un po' esternamente.
In tutto questo, l'altra bambina ha trovato lo stivaletto desiderato e l'ha acquistato.

Se quando torno non mi fanno nemmeno dieci euro di sconto gli sfondo la vetrina a testate!
Quanto meno per la fedeltà e costanza dimostrata.

giovedì 25 ottobre 2012

E poi non mi devo incazzare...

Ieri sono andata a teatro.
E ho visto una delle più esorbitanti cagate della storia.
A casa di David.
E me ne fotto se il mio parere offenderà qualcuno, ma tanto voglio davvero trovarlo uno a cui quella mmmerda è piaciuta davvero.
Cast (con UNA e solo UNA eccezione) raccolto dal set di qualche fiction italiana; probabilmente "Gli occhi del cuore", Boris docet.
Tanto per dirne una, il primo nome sulla locandina, scritto quasi più grosso del titolo... era Melissa Satta.
Ora, cuoricino, stellina dolce, ma il teatro?
Chi o cosa ti ha fatto credere che tu potessi farlo?
All'Outoff per giunta
Perchè anche io, a 17 anni ho fatto Grease e Sette spose per sette fratelli, sì, ma al teatro dell'oratorio! Con i miei amici. Con la regia di una delle mamme che itineravano per quel luogo. Cazzo!
Melissa. Non è roba per te!
Lascia il teatro a chi sa fare il teatro e torna a fare la mignottella in tv. Che sei figa l'abbiamo capito tutti. Approfittane prima che ti vengano le zampe di gallina e che le tette ti arrivino alle ginocchia.
E poi io non mi devo incazzare...
No, devo stare tranquilla a vedere quattro scappati di casa (quattro e non cinque) che non hanno un senso logico atteggiarsi come Eleonora Duse.
Devo stare tranquilla a vedere uno spettacolo pieno di buchi, di pause noiose e inutili, con una sceneggiatura/drammaturgia di una tristezza infinita, senza capo nè coda, che si prende TROPPO sul serio.
Fare uno spettacolo con le tre amiche del dottor Cane (presumibilmente la moglie, l'amante e la figlia) richiederebbe, per avere anche solo un minimo risultato umano, un testo ironico e spiritoso. Ma non così. Non con una sorta di critica semi seria al mondo delle coppie, o forse è proprio quello dei single che si vuole criticare... voi l'avete capito? Boh.
Io ho solo capito che Melissa Satta ha dei bei capelli, visto che li aveva costantemente in faccia e che non le piacciono le ciabatte rosa (informazione acquisita da un retroscena).
Le altre due ragazze... boh. Entrambe bionde, entrambe delle fighe atomiche, con la capacità recitativa di un criceto che gira nella ruota. Anzi no... la bionda che faceva il troione russo quasi la salviamo. Non perché fosse brava (non esageriamo adesso) ma almeno era credibile. Russa, sarà stata russa, quell'altra cosa... hem.
Insomma.
Il protagonista... vabbè basti dire che ha diretto e interpretato una caHata di queste proporzioni. Tirate voi le vostre somme.
Non mi esprimo sul quinto interprete anche perché, per ovvie ragioni, è l'unico sul quale non c'è alcuna critica da fare. Come è stato detto ieri: "sembrava photoscioppato lì da un altro film.".
Detto questo. Grazie davvero; vedere queste cose mi convince sempre di più che non è per merito che si ottengono le cose ma per raccomandazione. È davvero splendido. Le mie prospettive future diminuiscono ogni giorno di più e questo anche grazie a minchioni come i quattro di cui sopra.
Grazie.
Grazie davvero.
Ah, giusto... il mio consiglio a chi voleva vederlo?
State a casa!  Chessò, a lavarvi i capelli, a tagliarvi le unghie dei piedi o a soffiarvi il naso. Ne otterrete sicuramente un piacere maggiore.
Augh.

martedì 23 ottobre 2012

Nevica al Teatro Strehler

Vorrei dare una sorta di utilità al mio blog. 
Mi sto rendendo conto che è davvero deprimente quando alla domanda: "Assì? Hai un blog? E di cosa tratta?" rispondo: "Boooooooh.". 
Quindi, almeno per ora, ho deciso di occuparmi di qualcosa di socialmente utile e sul quale posso permettermi (dall'alto della mia piccola pratica sul mestiere) qualche opinione più o meno soggettiva. 
Nello specifico, grazie al mio abbonamento al Piccolo Teatro e al Teatro Leonardo, affronterò qualche vaga descrizioncina critica sugli spettacoli che mi capiterà di andare a vedere. 
Così, chiunque avrà la fortuna o sfortuna di capitare quassù, saprà almeno vagamente di cosa si tratta. 
Comincio quindi con uno degli spettacoli che ho visto questo week end: 
Slava's snow show, al Piccolo Teatro Strehler.
Cos'è? Mi direte voi. 
Uno spettacolo di clown, risponderebbe l'altro 99% delle persone. 
Ma io no. 
Clown è riduttivo. 
Clown è un essere con il naso rosso che cerca di far ridere dei bambini facendo cagnolini con degli orribili palloncini oblunghi. 
No. 
Slava è un sogno. 
È un sogno che si crea sul palcoscenico. È la mente di un bimbo che osserva e ci regala quello che vede: così vediamo un letto che diventa una nave per dominare le onde, degli angeli cupi, neri e inquietanti attraversano la scena come un incubo dal quale ci si vuole svegliare e uno spiritello fatato e luccicante ci passa davanti agli occhi per poi sparire subito dopo come se ce lo fossimo immaginati. 
Slava è la neve al Teatro Strehler. È quello stupore tipico dei bambini che guardano in alto con la bocca semi aperta, è la risata che nasce dal nulla, da un movimento di spalle o da un' alzata di sopracciglio. È il teatro che diventa gioco, il palcoscenico non è un limite ma diventa invito, la platea non è più un solo luogo di osservazione ma di interazione, di strette di mano e di acqua, tanta acqua. 
Slava è il finale con il botto, è il risveglio. È il sole che attraversa le persiane la mattina, è il suono della sveglia che ci riporta alla realtà per poi farci applaudire fino a spellarci le mani. 
Slava è molto più di uno spettacolo teatrale. É un gioco che permette ai bambini di restare bambini e agli adulti di ritornare ad esserlo per almeno due ore. 
Il consiglio più spassionato che posso darvi è di andare a vederlo. Con la fidanzata, con gli amici, con la mamma, con la nonna, con il cane o il pesce rosso. Andateci da soli se nessuno vi accompagna e vi giuro che non ve ne pentirete. Se poi ci portate la/il fidanzata/o e a lei/lui lo spettacolo non piace, beh, ovviamente... lasciatela/o!
Consiglio anche di cercare un posto in platea, se riuscite più centrale possibile, avete tempo fino al quattro novembre. 
Detto questo... andateci, sedetevi, divertitevi, tornate bambini e cominciate a sognare. 

martedì 16 ottobre 2012

Là ci darem la maaaano..

Ho cantato.
Lo so.
Detta così non sembra una notizia sconvolgente.
Ma lo è!
Ho cantato!
Di fronte a 14 persone.
Per me già era drammatico PARLARE di fronte a 14 persone.
E voi direte, beh, detto da una che studia recitazione non è consolante.
No, infatti non lo è.
L'anno scorso infatti ho imparato a parlare.
Quest'anno a cantare.
Fottendomene delle stonature, della vergogna, del giudizio altrui e del ommioddiocheimbarazzotuttimifissano.
Sono contenta.
E tanto per gradire vi faccio pure ascoltare cosa ho cantato.
Enjoy!

martedì 9 ottobre 2012

Filmettinini

In questo periodo, vista la mia esondante nullafacenza, ho visto, rivisto e trivisto, numerosi e numerevoli film. Alcuni non li vedevo da anni, altri sono una cadenza regolare ogni volta che non so cosa guardare, altri ancora sono delle new entry. Ad ogni modo ho stilato una piccola classifica di tutti i film rivisti in questo periodo e ho preparato delle mini recensioncine per voi, pulcini della domenica.
Prometto di astenermi da eccesso di spoiler.
Ecco a voi le mie prime due valutesscion!

Questo è una new entry. Era da un po' che pensavo di vederlo, ma non ero mai in mood adatto. Insomma, ci sono tempo e modo per decidersi a guardare un film sul cancro. L'ho apprezzato particolarmente per la sua atmosfera molto semplice e dolce. Non è uno di quei film che vuole strapparti la lacrima a tutti i costi. Ci prova, ma non lo pretende, quindi lascia a te la scelta se piangere o meno. Non è straziante, non ti provoca l'irrefrenabile desiderio di spegnere per andare a dedicarti ad attività più produttive come, ad esempio, il suicido. L'argomento del cancro è trattato in modo spaventosamente umano e quasi non cinematografico; un ragazzo di 27 anni che scopre che il suo corpo ha deciso di remare contro di lui, senza nemmeno avvertirlo prima. 
Pollici in sù. 
Io dico 8. Mi ha strappato una lacrimuccia e subito dopo una risata. 



Ovviamente, essendo un film del 1992, l'ho già visto più o meno settordicimila volte. Conservo ancora il vecchio VHS acquistato con Panorama *lacrimuccia*. Corre l'anno 1943 e i giocatori di baseball scarseggiano a causa di impegni oltreoceano. Cosa faranno mai gli americani che senza baseball ommioddio proprio non ci possono stare? Si inventano il campionato femminile. Ebbravi. Il film comincia dall'ordinaria vita delle protagoniste; due sorelle con un rapporto di amore-odio. La maggiore è una donna bella, indipendente e apparentemente brava in tutto, la minore, più cocciuta e ribelle, soffre sentendosi inevitabilmente sotto l'ombra dell'altra. La vicenda si svolge quindi seguendo la vita di queste due ragazze e di altre che si aggiungeranno man mano lungo la strada, con un ubriaco e nevrotico Tom Hanks, che è l'allenatore che nessuno di noi vorrebbe avere.
Anche per questo dico bello. Mi è sempre piaciuto e ogni volta che lo guardo mi piace di più.
7 1/2.