lunedì 5 novembre 2012

L'arte di fissare il vuoto

Ma posso essere così inconcludente? O incostante. Più o meno le due cose, nella mia persona, si allineano. 
Vorrei fare tante di quelle cose che non mi basterebbe un pomeriggio per elencarle, ma per qualche motivo, appena comincio un progetto, perdo ogni sorta di entusiasmo e lo lascio al suo destino. 
E dire che i miei progetti sono sempre stati piccoli.
Ho scritto un libro! Forse l'unica cosa che io abbia mai finito. Ma è un libro che non interessa a nessuno, quindi aver concluso questo progetto mi ha fruttato ben poco. 
Per il resto, è come se fossi in un enorme centrifuga. Io sto ferma, ma tutto attorno a me si muove. 
Si muove e io non riesco ad aggrapparmi a niente per andare avanti e mi limito a stare lì. A prendere un po' di questo e un po' di quello che mi capitano vicino ma senza fare lo sforzo di seguirli quando si spostano. 
Così rimango lì, con l'idea che forse sia meglio prendere un po' di tutto invece di scegliere qualcosa e portarlo avanti. 
Forse l'idea del teatro è l'unica che si avvicina anche solo vagamente ad una scelta, una scelta assolutamente stupida, infausta e malaugurata, ma almeno è un cambiamento. 
Per il resto, non so, io ho un sacco di sogni nel cassetto, un paio nell'armadio, qualcuno in ripostiglio e uno o due nella credenza, ma per ora mi sembrano così impraticabili che non fanno altro che star lì ad impolverarsi sempre di più, poco alla volta. 


4 commenti:

  1. Uh, come conosco quella sensazione per cui ti frullano nella testa talmente tante idee che le senti sbattere da una parete all'altra del cervello e che con molta probabilità rimarranno solo dei castelli in aria. Io ho trovato alcuni dei miei sogni pure sotto il tappeto. Mi sa che li ho messi lì una sera che veniva gente inaspettatamente a casa mia. Idem per il libro. Continua a contattare case editrici o pubblicalo da sola. Alcuni lo fanno.
    Il lavorio delle idee è comunque sinonimo di intelligenza.
    A presto
    Raffaella

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    1. Ahah. Io, aimè non ho tappeti, altrimenti avrei fatto la stessa cosa.
      Per il libro, hmm, non so. Tenterei anche, ma ho come l'impressione di sbattere la testa contro il muro a ripetizione e che, alla fin fine, non ne valga nemmeno la pena. Vediamo un po'come procede con il teatro e poi deciderò se tentare o chessò... suicidarmi. :PPPP

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  2. Ma QUAAAAAAAANTO ti capisco!!!!! °__°
    Guarda, parli con una che ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo perché sennò dopo un po' si annoia. E poi sono pure ariete, capirai! :P
    Parto anche io con mille progetti e sogni e poi subito dopo mi smonto e, scocciata, passo ad altro.
    E quindi anche io, come te, ho trovato un po' di "pace" con il teatro, è l'unico modo per cambiare ogni volta e non rimanere sempre legati alla stessa cosa, anzi... poter interpretare ogni volta un personaggio diverso e ricominciare tutto da capo con un nuovo scopo per me è un ottimo stimolo!!! :D

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    1. Eggià. Quoto ogni singola parola. Risponderò citando De Filippo con: "Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita."
      Sarà una magra consolazione, ma meglio che un calcio nei denti. :PP

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