venerdì 30 novembre 2012

Teatrandolì, teatrandolà...

Recensioncine teatrali. 
Chiedo venia per essermi fatta sfuggire, senza commenti e pareri alcuni, tre spettacoli teatrali che ho visto ultimamente. Forse quattro. 
Per evitare che l'onta e il disonore si abbattano su di me ne farò una piccola recensioncina con voto finale giusto per gradire. Anche perchè, aimè, nessuno di questi è più in cartellone oramai, quindi perdonatemi se non avrete modo di verificare quanto dico, ma il mio parere è abbastanza oggettivo ed attendibile, loggiuro! 


Spettacolo Uno. 
Il barbiere di Siviglia. Teatro Leonardo. Interpretato dagli attori del corso Quelli di Grock del quarto anno. 

Così... lo spettacolo in tre parole? 

E STI CAZZI! 
Apprezzabile al 101% in tutti i suoi aspetti. I ragazzi e le ragazze sembravano caricati a molla,  erano energici, mai banali, pieni di passione, di cuore e di entusiasmo. È stato davvero emozionante vedere questi sei ragazzi mettere tutto se stessi in questo spettacolo ed ancora più emozionante scorgere quella sincerità e quell'entusiasmo che ormai, troppo spesso, sembrano mancare ad un gran numero di persone che -  a volte con merito, a volte no - si fanno chiamare attori. Capito Melissa? Guarda e impara, cagna! 
Voto 9! 

Spettacolo numero due. 
Amleto2. Teatro Franco Parenti. Con Filippo Timi. 
E voi direte... Filippo Timi esticazzi pure lui. Essì. Devo ammettere che il buon Filippo spacca davvero i culi ai passeri (ho studiato ad Oxford, si sente 'nevvero?). 
Io di base non amo Shakespeare alla follia, ma questo era sicuramente tutto tranne che il classico Amleto che noi tutti ci saremmo aspettati. Senz'altro originale, senz'altro bello e divertente. Ho storto il naso un paio di volte per qualche momento che mi è parso di volgarità eccessiva ed insignificante. Non perché io sia una che si formalizza con poco, ma credo che la volgarità (che sia sotto forma di parole o di donnine biotte), soprattutto a teatro, sia fatta per provocare e che quindi, questa provocazione, debba avere un suo qualche senso logico nella messa in scena dell'opera. Se così non è non mi sembra altro che una manciata di parolacce buttate lì a caso con il solo intento di far ridere in modo scontato e un po' banale. 
Ma, ad ogni modo, voto 8. 

Buchettino. Teatro Franco Parenti. 
Solo cinquanta minuti di spettacolo per rivivere fino in fondo l'emozione di essere bambini e di sentirsi parte integrante di una favola. Una donna seduta al centro di una stanza buia e circondata da cinquanta letti a castello (dai quali noi spettatori, sdraiati, ascoltavamo le sue parole), con la sola luce di una piccola lampada, ci ha raccontato la storia di Buchettino (che più comunemente è conosciuta come Pollicino). 
Attorno a noi, mentre lei raccontava, si materializzavano per davvero i rumori del vento, della pioggia, il pianto dei bambini e i passi pesanti dell'orco. Un'esperienza sensorialmente davvero interessante e particolare. Non uno spettacolo per bambini, ma per adulti che accettano di tornare tali per un po'. 
Voto 8. 

L'Orlandu Incatenatu. Arci Svolta. Attori del corso Quelli di Grock, quarto anno. 
Ripetere quanto detto sopra sugli interpreti di questo spettacolo sarebbe noioso e poco utile; l'aspetto sicuramente più interessante e originale riguarda lo svolgimento dello stesso.
Messo in scena all'Arci svolta di Rozzano (che forse alcuni di voi conosceranno come Area 51) era un continuo susseguirsi di spostamenti da parte del pubblico che di volta in volta veniva invitato da un narratore a seguire le vicende dei personaggi che si muovevano per questo spazio allestito appositamente per loro. L'Orlando non è una delle opere più facili da mettere in scena (soprattutto facendo sì che nessuno del pubblico si addormenti), ma con questo espediente, sebbene sia durato abbastanza, l'attenzione dello spettatore era tenuta sicuramente molto alta dalla continua curiosità che i cambi di scena riuscivano a creare. Oltre che, ribadisco, dalla bravura degli interpreti. Nel caso vi interessi sapere chi sono i sei bravi fanciulli di cui vi sto parlando, ecco a voi: Qui, qui, qui, qui, qui e qui
Voto 8. 

Il giardino dei Ciliegi. Teatro Leonardo. 
Hem, come dire, partiamo dal presupposto che Cechov non è sinonimo di allegria, fanciullesche risate, entusiasmo e leggerezza; dunque, visto che già partiamo a deprimerci dalla base, perché impegnarsi a rendere il tutto ancora più deprimente? Gli attori erano bravi senza dubbio, questo era evidente, ma l'allestimento, gli espedienti scenici e alcune scelte registiche, non mi hanno convinto e a volte anche assai annoiato. Non ero stimolata ad ascoltare quello che accadeva, ogni due minuti guardavo l'ora con la speranza che finisse al più presto e l'ultimo dei miei pensieri era il capire cosa sarebbe successo a Sciura Andreevna e ai suoi stramaledetti alberi. Peccato davvero, ma mi ha abbastanza deluso. 
Voto 4. 

E con questo, 'siori e 'siore, concludo e vi auguro un buonerrimo venerdì sera.
Augh!







2 commenti:

  1. Ah!, se io e te vivessimo nella stessa città... quante serate a teatro!!! ;)

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    1. Essì. :) Serata a teatro e critica spietata post spettacolo. :P

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