lunedì 3 dicembre 2012

Diario del fancazzista - Capitolo 2

Capitolo due

Saudade?

Ogni tanto mi capita di sentir parlare qualcuno di "quanto senta la mancanza degli anni del liceo". 
Oh già, gli anni del liceo.

Le interrogazioni, l'intervallo di un quarto d'ora, l'obbligo di studiare quel che vogliono loro nel tempo che decidono loro, le preferenze dei professori, le amicizie di interesse, la sveglia alle sette e mezza il sabato mattina, i compiti in classe, il nervoso, l'ansia, le crisi di panico e la nausea ogni mattina. 
MANCANZA?

Ma vaffanculo!
Gli anni del liceo per me non sono stati una meraviglia in effetti. Certo, qualche slancio positivo c'è stato, ma su cinque anni posso dire di aver goduto più o meno sei mesi e nulla più.
Ovvio, dal titolo di questa mia "rubrichina" si deduce che io non abbia mai fatto più o meno una mazza durante quegli anni, e allora? Non è stato questo a renderli pessimi. É stato tutto il contorno. 
Ora ditemi se posso sentire la mancanza di momenti come i due che seguono: 

Prima liceo (avendo fatto io il liceo classico sto quindi parlando del terzo anno di studio). Ora di Italiano.
Io vengo interrogata assieme ad una compagna. Un'amica, per così dire. Io e lei non siamo mai state grandi amiche in quegli anni, avevamo amiche in comune e quindi ci trovavamo spesso a chiacchierare, ma non avevamo grandi argomenti da condividere allora. Adesso ogni tanto ci vediamo e si chiacchiera assai più volentieri... ma sto divagando. 
Vengo interrogata in letteratura italiana. Avevo studiato. 
Già. Qualche volta studiavo anche io. 
La mia amica è un po' in difficoltà. In effetti le domande non sono semplicissime e sull'ultima domanda, purtroppo, lei si va ad impelagare con discorsi complicati che la portano fuori strada lasciando un po' stranita la professoressa. 
Io, fortunatamente, me la cavo un po' meglio di lei riuscendo a rispondere in modo un po' meno aulico ma se non altro corretto. 
Suona l'intervallo e gli altri vengono invitati ad uscire mentre io finisco di rispondere a due domande. Rispondo bene. 
L'interrogazione finisce, entrambe portiamo il libretto; io 6 1/2 (o forse 6, non ricordo), lei 5 1/5. Io sono dispiaciuta per lei e cerco di farglielo capire. Lei non mi risponde e mi congeda con indifferenza, come se non le interessasse. Anche se poi rimane seduta al suo banco con aria sconfitta e abbattuta per la restante parte dell'intervallo. 
La mia fida compagna di banco (l'Amica A di cui spesso si è parlato in passato) rientra dall'intervallo un po' prima. Com'è andata? Chiede. 6 1/2, rispondo. Grande, dice lei contenta. La discussione si interrompe lì. 
L'intervallo finisce e tutti rientrano. 
Le altre amiche rientrano tutte assieme un po' in ritardo, ridendo e scherzando. 
Mi si avvicinano gioviali e chiedono, con indifferenza, com'è andata alla fine?
6 1/2 dico. 
Ho ancora in mente l'immagine di quel momento come se fosse successa dieci minuti fa: i loro visi cambiano drasticamente espressione. Dalle risate alla serietà improvvisa, dalla serenità all'indignazione senza ritegno. 
Si scambiano occhiatacce severe, poi mi guardano e una sola (la stessa che aveva fatto la domanda) commenta con uno stizzito: ah! e va a sedersi. 
Dopo poco, chiedendo chiarimenti a riguardo, mi viene detto che secondo loro il voto che mi era stato dato era un po' altino per come era andata l'interrogazione, soprattutto rispetto a quello dell'altra ragazza. 
Ora, come posso io sentire la mancanza di cose come questa? 
Di momenti in cui le tue amiche, abituate al fatto che tu faccia schifo a scuola, storcono il naso se ti vedono prendere un voto sufficiente o più alto del loro? 
Voglio dire, magari puoi condividere o meno la scelta di un professore, ma se si tratta di un 6 1/2 dato ad una tua amica, voglio dire, te ne fai anche una ragione? O no? 
Non sei contenta per lei? 
Preferisci che vada male così tu puoi sentirti una persona meglio?
Mah, io sarò una vipera, maligna, inconcludente, acida, intollerante e fancazzista, ma queste cose non mi vanno giù. 

Secondo aneddoto, del quale già avevo narrato, che potrete trovare qui. 

Detto questo, posso io provare malinconia e mancanza per gli anni del liceo? 

NO! 
Col cazzo! 

6 commenti:

  1. Di solito non rimpiango i tempi andati. Un pò perchè con le cose belle ne sono successe anche di brutte e l'idea di doverle ripassare nuovamente mi fa rabbrivire. L'unica cosa che vorrei rivivere è la mia gravidanza. Ma lo vorrei fare con la consapevolezza di oggi che ono passati 19 mesi. Vale così?
    Raffaella

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    1. Ahaha, sìsì, vale anche così. :)

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  2. Io pure non è che abbia vissuto anni meravigliosi al liceo, ma non tanto per i voti e lo studio (andavo discretamente, media del sette senza grossi sforzi perchè non sono mai stata una che amava studiare alla più non posso) quanto per l'ambiente un pò snob che non mi andava troppo a genio.
    Però mi sono rimaste alcune amicizie (poche, ma buone) da allora. E me le tengo strette!

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    1. Uguale. Anche io ho fatto un po' di selezione. :) Per forza. Dopo il liceo si cambia troppo ed è difficile rimanere davvero amici nonostante tutto.

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  3. Il punto non è il liceo, è un liceo DI SOLE DONNE, come il mio. Te ne narrerò un paio che spero scatenino le tue ire (così ti vendichi per me mhwamhwa!!)

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